Piccola Collezione dell'Oblio.

 

L’idea di collezionare e catalogare negativi altrui nasce a dicembre 2007, anno in cui durante la ristrutturazione di un negozio trovai 27 negativi 6x6 in bianco e nero, dimenticati su una lastra di marmo tra i calcinacci. Caratterialmente, ho sempre avuto la propensione a ricostruire storie famigliari attraverso le immagini, a cominciare dalla storia della mia famiglia, frammentata a causa delle deportazioni nei campi nazisti. La mia è un'attitudine costante, insomma: un modo di vivere.

 

Quando ritrovai i primi negativi in quel negozio già lavoravo come fotografa, professione che negli anni mi ha portato a collaborare come ricercatrice iconografica e responsabile d’archivio. Quel ritrovamento non diede subito origine all’idea di mettere insieme una mia piccola collezione dell’oblio, ma fu certamente il motore che accese un amore mai spento e che negli anni mi ha portato a questo.

Per un fotografo, trovare i negativi di qualcun altro, significa entrare nella sua visione e iniziare un dialogo fatto di immagini, scelte compositive e confronto costruttivo. È una comunicazione diretta e intima, ed è splendido osservare un negativo e pensare “Ehi tu, so perché hai fatto così!” oppure “Questa scelta è insolita complimenti!”. Ero affascinata dall’idea che questi fotografi amatori sconosciuti avrebbero potuto arricchire la visione nel mare magnum della fotografia, dare un contributo significativo. Proprio oggi che è l’era del fotoamatore evoluto - o della fotografia in mano a chiunque -  io cerco di celebrare il bello di chi per essere un fotoamatore doveva cimentarsi in un hobby che al tempo aveva in sé tutta la fatica e conoscenza tecnica di un mestiere. Come tale, fatto di errori a caro costo, soddisfazioni e traguardi.

Dietro a una fotografia, c’è sempre un’intenzione creativa. L’ho pensato osservando il vaso di fiori posto con cura a terra vicino ai bambini in posa davanti al televisore appena arrivato. Non si fotografa solo come testimonianza, o certificato di esistenza. Questi fotografi hanno dato voce alla loro libera interpretazione di bellezza, e il mio lavoro dal 2007 è quello di catalogarne gli stili per rendere visibili quei passaggi di vita fotografica intensivi, nonostante la fatica provocata da questa passione, almeno fino ai primi anni del 2000.

Mi sono fermata a pensare che ogni professionista è stato prima un fotoamatore. E’ il tragitto di ogni fotografo, che non può sottrarsi alla formazione, alla gavetta, e soltanto poi al lavoro in pieno regime. Essere un fotoamatore - senza le implicazioni e le scelte condizionate dal mestiere - talvolta genera quello che personalmente ritengo essere l’espressione più libera del proprio “sé fotografo”.

Questa piccola collezione dell’oblio è una raccolta di visioni fotografiche che mettono in evidenza l’uso dello strumento fotografico per scopi artistici, ma da fotografi non professionisti. Sono i tentativi, gli insuccessi e la formazione di chi aveva scelto la fotografia per esprimersi, nonostante questa fosse a tratti un terreno inospitale e costoso.  Sono prese dalla strada, acquisite o donate. Queste visioni oggi - in alcuni casi dopo piccoli restauri - sono disponibili per aprire la nostra visione fotografica come una piccola finestra sui laboriosi usi creativi della fotografia al tempo dei sali d’argento.

www.adophoto.it

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